Cos’è l’ozonoterapia e perché è così efficace?

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Abbiamo sentito molto parlare di ozonoterapia in questi mesi per via dei suoi promettenti risultati contro la polmonite da Coronavirus. Ma di cosa si tratta esattamente? A cosa è dovuta la sua efficacia?

L’ozonoterapia, o più correttamente l’ossigeno-ozonoterapia, è venuta alla ribalta negli ultimi mesi come cura non farmacologica anti-Covid sperimentata con successo e poco costosa. Non tutti sanno, però, che questa tecnica è usata da anni per trattare molte malattie importanti.

Cos’è l’ozonoterapia?

Si tratta di una terapia che prevede l’uso di una miscela gassosa di ossigeno e ozono che ha notevoli azioni benefiche sull’organismo: antibatterica, antifungina, antinfiammatoria, antiossidante, rigenerante, immunostimolante, analgesica e, dagli ultimi risultati, anche antivirale.  È una terapia naturale, senza effetti collaterali e che costa pochi euro.

Come funziona?

Come spiega il professor Amato De Monte, direttore del dipartimento di Anestesia e rianimazione dell’ospedale Santa Maria Della Misericordia di Udine, che ha per primo sperimentato con successo questa terapia contro il Covid-19: “È praticamente un’autotrasfusione. Si sottopone il paziente a un prelievo di 200 ml del suo sangue che finisce in un’ampolla dove viene arricchito con una miscela composta dal 96% di ossigeno e 4% di ozono. Qui viene lasciato omogenizzare per una decina di minuti e poi reinfuso nell’organismo”.

Ciò innesca una serie di reazioni biochimiche in grado di potenziare la risposta dell’organismo agli effetti dell’infezione e ridurre i danni provocati dal virus. Oltre all’azione sullo stato infiammatorio, è in grado di intervenire su altri effetti del Covid-19, come la riduzione dell’ossigenazione e il rischio di trombosi. L’ozono, infatti, migliora la circolazione del sangue a livello dei capillari, lo fluidifica, evita la formazione di trombi e favorisce il trasporto di ossigeno ai tessuti.

Per quali altre patologie è usata l’ozonoterapia?

Uno degli ambiti in cui l’ozonoterapia si è rivelata più efficace è quello dei dolori articolari. È utilizzata con successo nei pazienti affetti da lombosciatalgia, lombocruralgia e cervicobrachialgia, dovute a patologie specifiche della colonna vertebrale, quali l’ernia del disco o protrusione discale. Questa tecnica può, inoltre, diventare una sorta di “ancora di salvezza” per coloro che soffrono di allergie ai farmaci (per esempio, ad antinfiammatori o analgesici) ma che si ritrovano a convivere con dolori cronici (come quelli causati dall’artrite).

Un altro ambio in cui è utilizzata è quello della medicina estetica, con rilevanti benefici in caso di cellulite ostinata, gonfiori e ritenzione idrica.

Fonti:

Donna Moderna

Humanitas.it

Cristina Caramma

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